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  Matteo Santipolo, Dalla sociolinguistica alla glottodidattica, Torino, Utet Libreria, 2002

Sociolinguistica e glottodidattica sono discipline che condividono non solo sviluppi storici analoghi, ma anche alcuni importanti aspetti epistemologici e che si avvalgono del contributo di altre scienze per raggiungere i propri scopi. Il volume tenta, primo nel suo genere, di individuare un punto di contatto tra le diverse prospettive offerte dalle due discipline. Attraverso un linguaggio scientifico, ma di facile accesso anche ai non specialisti, e mediante il ricorso a numerosissimi esempi, il lettore viene guidato alla comprensione dei princìpi della sociolinguistici e viene dotato degli strumenti concettuali per analizzare in autonomia le diverse realtà. Vengono in questo modo, discussi, solo per citarne alcuni, il concetto di lingua, di dialetto e di varietà, i rapporti tra codici linguistici (in situazioni di bilinguismo e diglossia), le diverse tipologie di variazione (nel tempo, nello spazio, attraverso la struttura sociale, per registri, a seconda del mezzo), il contatto linguistico (con lo sviluppo delle lingue pidgin e creole). Due capitoli sono poi dedicati ai problemi della politica linguistica e ad un’attenta descrizione delle minoranze linguistiche storiche e recenti presenti in Italia e nei paesi membri dell’Unione Europea. Molti dei concetti vengono presentati non solo nella loro versione più “classica”, ma anche in una luce innovativa e, in taluni casi, arricchita di nuove ed interessanti interpretazioni. Ma il dato sicuramente più significativo è che, per la prima volta, i princìpi sociolinguistici vengono reinterpretati con una finalità glottodidattica e ne vengono proposti alcuni impieghi per l’insegnamento delle lingue. Ciascuno dei primi sette capitoli contiene una sezione interamente dedicata alla rielaborazione didattica di alcuni dei temi appena incontrati. Il volume si chiude poi con un capitolo che affronta il problema della definizione della competenza sociolinguistica in quanto componente della competenza comunicativa e quindi doveroso obiettivo dell’educazione linguistica in genere. Proprio per questa sua duplice natura il volume di Santipolo può costituire un utile strumento sia a chi voglia approfondire la conoscenza della sociolinguistica, sia agli insegnanti per il loro lavoro.

Mario Cardona
  Vivian Lamarque, Poesie 1972 – 2002, Mondadori, Milano 2002, pp. 258.

Ho più volte introdotto la poesia nei corsi per adulti ed è stata un’esperienza piacevole, sia quando gli studenti erano semplici lettori sia quando li invitavo a cimentarsi nel ruolo di poeti. Spesso ho portato in classe i testi di Vivian Lamarque. Sarà perché è stata per lungo tempo insegnante di italiano L2 (ora scrive sul Corriere), sarà lo stile semplice e il lessico elementare che riproduce il linguaggio dell’infanzia, fatto sta che ha sempre fatto breccia nella classe. Oserei dire che il suo nome sta alla poesia quanto quello di Benni sta alla narrativa, non perché condividano uno stile o tematiche affini, piuttosto perché i loro testi non mancano di far sorridere gli studenti. Quella sera che ho fatto l’amore/ mentale/ con te/ non sono stata prudente/ dopo un po’ mi si è gonfiata la mente/ sappi che due notti fa/ con dolorose doglie/ mi è nata una poesia illegittimamente/ porterà solo il mio nome/ ma ha la tua aria straniera ti somiglia/ mentre non sospetti niente di niente/ sappi che ti è nata una figlia. Lo stupore delle immagini, il piglio birichino di togliere la punteggiatura, la scrittura che si prende gioco di se stessa, la rendono molto vicina a Gianni Rodari. Questo libro copre l’intera produzione della Lamarque: dalle prime poesie, dolcissime a quelle più belle, dedicate allo psicanalista di cui si innamora (che rimane innominato), fino alle ultime, più meditate e riflessive. Perché consiglio il libro ad un insegnante di italiano
per stranieri?

• Per il gusto di una lettura piacevole, briosa, divertita: Guardi, guardate:/ le lumachine del mio giardino/ oggi si sono sposate!;
• per il pathos che molti testi trasmettono: A vacanza conclusa dal treno vedere/ chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna/ la loro vacanza non è ancora finita: sarà così sarà così/ lasciare la vita?;
• per la semplicità della lingua e l’immediatezza delle immagini;
• per avvicinare gli studenti alla poesia contemporanea attraverso una scrittrice insolita, una sorta di porta di servizio della poesia canonica. Così come lei stessa si definisce: Sono una poetina media/ normale/ da due righe e mezzo/ sulla garzantina universale.

Paolo Torresan


Antonio Ciseri,
Ecce Homo

Particolare, Firenze, Galleria Nazionale di Arte Moderna di Palazzo Pitti, 1880-91.
 

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