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  GIOCO COME
RIEMPITIVO
PER ALLEG-
GERIRE LA
lezione o qualcosa in più: una metodologia con caratteristiche specifiche? L'applicazione di tecniche che mirano a integrare elementi ludici1 nella didattica della lingua è esperienza diffusa, meno consueta
  In un contesto scolastico il gioco porta ad approfondire il rapporto non solo con i compagni, ma anche con l'insegnante. Il gioco presenta dunque delle potenzialità preziose per l'apprendimento di una lingua straniera, sia nel caso di bambini che di studenti adulti. Tuttavia se una metodologia ludica per l'insegnamento della lingua straniera è quanto da tempo si raccomanda nel caso della didattica con i bambini, meno scontato risulta l'approccio ludico con gli adulti.

Il gioco e gli studenti adulti
Le ragioni a sostegno di una metodologia ludica sono molteplici (Freddi, 1990; Kaiser 2001; D'Urso et al. 2000): innanzitutto la situazione di stimolante motivazione che in genere si crea attraverso il gioco e che rende l'individuo meglio disposto da un punto di vista affettivo e neuropsicologico all'apprendimento; va poi notato che il gioco si caratterizza per una forte valenza operativa: seguendo e applicando regole precise chi partecipa deve agire. Questo ci riporta a uno dei principi fondamentali della glottodidattica uministico-affettiva: si impara soprattutto facendo. L'esecuzione di un gioco porta a concentrarsi sia sul processo sia sul risultato: il successo è uno dei motivi che spinge a giocare e che mantiene alta la motivazione, ma più in generale si gioca ricercando un piacere. Il gioco consente, inoltre, di creare un livello di coinvolgimento tale da permettere la realizzazione della rule of forgetting (Krashen, 1983), secondo la quale si ha una migliore acquisizione se lo studente dimentica che sta imparando la lingua e si concentra esclusivamente sullo scopo pragmatico, in questo caso sull'obiettivo del gioco in corso. Le caratteristiche intrinseche del gioco conducono a promuovere un approccio basato sullo studio di casi e sulla soluzione dei problemi del cui valore si discorrerà nel paragrafo successivo. Il gioco nelle sue forme collettive (di coppia o di gruppo) permette di sviluppare modalità di apprendimento di tipo sociale e collaborativo, e allo stesso tempo di creare molteplici occasioni di autentica interazione linguistica. Il gioco, in ultima analisi, stimola e promuove la creatività e dunque la capacità di trovare soluzioni ai problemi che esso pone. La realizzazione linguistica delle soluzioni identificate e del processo per giungere a esse beneficia
Alberto Pasini,
Carovana verso il Mar Rosso,

Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti 1864.




  risulta essere, invece, una pratica che fa del gioco una delle basi su cui impostare la didattica. La glottodidattica umanistico-affettiva, con l'attenzione al be-nessere dello studente che la caratterizza, mette l'accento su aspetti di tipo psicoaffettivo che si ritrovano nel gioco, quali elementi fondamentali. Giocando si entra in rapporto con il mondo esterno e, nel caso di giochi non individuali, ci si rapporta con altre persone sulla base di un'esigenza che si traduce operativamente nell'esecuzione del gioco: divertirsi, svolgere un'attività piacevole e allo stesso tempo,






















spesso, imparare (si pensi al valore che assume il gioco nella scoperta del mondo da parte del bambino). Si impara perché si apprende o si migliora una tecnica sportiva, ad esempio; si impara ad applicare in modo più efficace quanto occorre per aver successo nel gioco; si impara a conoscere meglio se stessi; si impara ad affinare le capacità di relazionarsi, di interagire in un gruppo.

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