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  P. E. Balboni,
Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse,
Torino, Utet Libreria, 2002


Era da un decennio che non compariva un manuale di glottodidattica organico, unitario, complessivo: non foss'altro che per questa ragione l'occasione offerta da questo volume è troppo ghiotta perché chi si interessa di glottodidattica se la lasci sfuggire. Ma se a questo aggiungiamo il fatto che Le sfide di Babele è opera di uno studioso molto presente nel dibattito italiano e internazionale, che non esita ad intervenire fortemente nella politica educativa e linguistica dei governi italiani - be', allora l'occasione di studiare questo volume con l'occhio particolare della recensione è irrinunciabile. Iniziamo questa nostra riflessione dal titolo, dove ci sono due punti da evidenziare perché sintetizzano molta dell'innovazione teorica ed operativa proposta dall'autore.

"Babele".
Tutto il volume ruota intorno a questa meta-fora (che dà il nome anche alla collana, I libri di Babele), dal momento in cui Dio inventa la diversità linguistica come maledizione per gli uomini, al momento in cui, nella Pentecoste, perdonati gli uomini, Dio non li riporta alla lingua unica ma dà loro la possibilità di parlare in tutte le lingue. In un secolo iniziato sotto l'insegna della globalizzazione, il volume di Balboni ha il pregio di indicare vie teoriche e percorsi operativi per gestirla - almeno sul piano della comunicazione.

"Società complesse".
E' il dato sociale nuovo che rende necessario, secondo Balboni, questo libro. Non si può continuare con le logiche di dieci anni fa oggi, nel mondo di internet, dell'euro, delle guerre che mobilitano sostenitori e oppositori al di sopra dei confini, - in un mondo come questo, insegnare le lingue secondo i curricoli e con le tecniche tradizionali diventa spesso anacronistico. Ad esempio, pensare all'unità didattica come sequenza prestabilita significa non riuscire più ad insegnare a dei ragazzi che sono stati abituati a ragionare in maniera ipertestuale, con percorsi spesso individualizzati. Vittime di questa "rivoluzione" glottodidattica sono alcuni strumenti classici
  del suo armamentario teorico: dalla nozione di curricolo a quella di insegnamento, che si trasforma in una relazione interpersonale che include tra i "docenti" non solo l'insegnante ma anche la rete, i mass media, i compagni, i colleghi di lavoro; dalla nozione di unità didattica, che diventa un mero contenitore di una rete di unità d'apprendimento, alla nozione di cultura, scissa da quella di civiltà; dall'approccio all'integrazione degli immigrati all'uso veicolare della lingua straniera per insegnare altre discipline… Come si vede, si tratta di un volume che davvero dà la sensazione di essere di fronte ad una rifondazione della disciplina, ad un ripensamento dei ruoli e dei modi dell'insegnamento linguistico. L'impianto è quello di un manuale completo, una guida sistematica per la formazione e l'aggiornamento degli insegnanti; è scritto in lingua piana e apparentemente semplice -"apparentemente" in quando spesso la semplicità linguistica porta a sottovalutare la complessità concettuale. Un'altra innovazione che rischia di passare inosservata - e che invece ci fa chiedere come mai solo ora una collana l'abbia introdotta - è quella che trasforma un capitolo in una sorta di ipertesto: con rimandi ai paragrafi o alle appendici in cui quel tema è trattato in maniera più approfondita. In questo modo si può avere una doppia lettura di Le sfide di Babele, una semplice e una più complessa, quasi una vera e propria navigazione ipertestuale. Da ricordare anche una seconda caratteristica strutturale della collana: all'inizio di ogni capitolo c'è una schematica presentazione del suo contenuto e alla fine del capitolo c'è l'elenco delle nozioni che, da quel punto in poi, vengono date per acquisite. Concludendo, possiamo dire che questo nuovo volume di Paolo Balboni (che dirige il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell'Università Ca' Foscari di Venezia e vari progetti di formazione dei docenti di italiano a stranieri) è un testo fondamentale non solo per la formazione dei futuri insegnanti di lingua, in tutti i corsi universitari o post-universitari in cui si adotta un manuale di glottodidattica, ma è una guida essenziale anche alla riflessione degli insegnanti e degli studiosi, per mettere in discussione le verità accettate alla luce di quello che ci sta succedendo intorno, nella Babele in cui ci troviamo a vivere.

Matteo Santipolo

Vincenzo Cabianca,
Acquaiole della Spezia
Particolare, 1864.

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