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  PROF.
KATERINOV,
IL SUO NOME
E' NOTO A TUTTI
nell'ambito dell'italiano per stranieri. Ma ci piacerebbe che lei si presentasse con le sue parole, per conoscerla meglio come persona.


  Tante cose sono cambiate da quando lei ha iniziato: come era il panorama dell'italiano a stranieri in quegli anni?

Negli anni '70 non si poneva alcuna attenzione alla problematica specifica dell'italiano a stranieri. In pratica lo si insegnava come se lo studente straniero fosse un italiano un po' svantaggiato linguisticamente. Il fatto di essere stato fra i primi a interessarsi delle sorti dell'italiano L2, da un lato mi ha conquistato la simpatia di molti insegnanti e operatori culturali, dall'altro ha provocato nei miei confronti atteggiamenti non propriamente equanimi da parte di chi, italofono e studioso di problemi linguistici, si sentiva "umiliato" per non aver posto per primo la questione.
Ricordo che alcuni anni fa, durante una cena di lavoro con alcuni eminenti glottodidatti italiani, tra cui Renzo Titone, uno di loro mi disse che nessuno mi avrebbe mai negato il merito di aver fondato su basi scientifiche la didattica dell'italiano L2, ma che nessuno mi avrebbe però perdonato di averlo fatto con un cognome che inizia per "K" e finisce in "ov". La mia prima reazione fu di riderci su, ma in seguito dovetti ammettere più volte che aveva ragione. Negli stessi anni '70 il Ministero degli Esteri prese atto del continuo espandersi della richiesta d'italiano nel mondo e della necessità di procedere a un aggiornamento degli insegnanti. Così, nel 1974 è iniziata la mia collaborazione con il Ministero degli Esteri, con l'incarico di organizzare e dirigere iniziative di aggiornamento destinate a insegnanti d'italiano e di formazione per Direttori di Istituti Italiani di Cultura di prima nomina e per lettori d'italiano in procinto di partire per l'estero.
Devo dire che in quegli anni il Ministero degli Esteri era molto attivo nella promozione dell'italiano nel mondo e che nelle iniziative a cui collaborai feci coinvolgere studiosi di primo piano, i cui contributi erano essenziali per dare ai corsi una valenza realmente formativa.
Contestualmente, il Ministero degli Esteri mi commissionò due ricerche, finalizzate a delineare il ruolo che l'italiano aveva nel mondo rispetto ad altre lingue: "Le condizioni in cui vengono diffuse all'estero la lingua e la cultura italiana" e "Le motivazioni allo studio dell'italiano all'estero". Ho analizzato migliaia di questionari, ma i risultati non sono mai stati pubblicati, forse a seguito dell'avvicendamento dei responsabili degli uffici: il mio lavoro è finito in un cassetto e con esso anche il mio cognome. Ecco uno dei casi in cui la previsione fatta dal collega glottodidatta si è avverata.


Giovan Battista di Jacopo detto Rosso Fiorentino, Angelo musicante, Galleria degli Uffizi, Firenze, 1520
  Sono nato in Bulgaria, paese dal quale manco da circa trentanove anni, interamente passati in Italia. Ho avuto la straordinaria fortuna di vivere la mia infanzia in condizioni di autentico multilinguismo e multiculturalismo (l'italiano con mio padre, laureatosi all'Università di Torino, il bulgaro con mia madre, il russo con il precettore, il francese a scuola, un po' di turco osmanli, e di rumeno moderno…). Grazie a questa esperienza ho sviluppato una particolare sensibilità per lo studio delle lingue che poi è divenuto il mio interesse scientifico e professionale. Pensi: nel corso della mia carriera ho avuto più di trentamila studenti e ho partecipato a corsi di formazione per più di ventimila insegnanti in tutti i continenti.

Ha sempre insegnato italiano?

La mia carriera è cominciata subito dopo la laurea in Lettere conseguita all'Università di Sofia. Sono diventato assistente di Filologia Romanza, dove ho tenuto l'insegnamento di Lingua italiana contemporanea.
Nel 1964 sono venuto in Italia come lettore di Lingua bulgara presso la Cattedra di Filologia slava alla "Sapienza" di Roma, tenuta a quel tempo da Riccardo Picchio, poi succeduto a Roman Jakobson a Harvard, e in seguito da Angelo Maria Ripellino, filologo oltre che poeta.
Nello stesso periodo ero assistente volontario presso l'Istituto di Filologia Romanza diretto da Aurelio Roncaglia. Nel 1969 sono stato incaricato del corso di esercitazioni di Lingua russa a Perugia, dove nel 1972 ho conseguito la laurea in Lettere, e da lì sono approdato all'Università per Stranieri nel 1970 come incaricato di Lingua italiana nella sezione slava e spagnola dei corsi; dal 1980 al 1985 ho tenuto l'insegnamento di Sintassi e Stilistica e di Didattica della lingua italiana come lingua seconda. Dal 1984 sono associato di Linguistica italiana. Ma nei corsi di formazione mi occupo anche di multimedialità e didattica.


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