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  QUAL E' IL
VALORE
PSICOLOGICO
DEL PASSATO
REMOTO NEL DISCORSO?
Secondo l'ortodossia grammaticale si utilizza il passato remoto quando ci si riferisce a momenti del passato piuttosto distanti o i cui effetti non durano al momento dell'enunciazione; in realtà il passato remoto è soprattutto la risorsa per narrare le vicissitudini personali del passato, permanenti nella memoria, degne di
  Se vogliamo narrare un'esperienza che ci ha formato, che ci ha spinto verso certe scelte, verso progressi o regressi della nostra personalità, o descrivere fatti e persone che hanno influito sulla nostra esistenza, useremo il passato remoto. Senz'altro il tempo che intercorre dall'esperienza vissuta al momento dell'enunciazione dev'essere sufficientemente ampio: non è usuale che si riconosca subito il "sacro" in un avvenimento esistenziale, se prima non è trascorso il tempo sufficiente a costruire nell'intelletto la consapevolezza dell'importanza della vicissitudine vissuta, o per usare una metafora, l'urna che accoglierà la reliquia, la bottiglia che ospiterà il vino. La riflessione che sto esponendo è nata inizialmente da considerazioni personali, ma ha trovato forma guardando il film TV "Una storia qualunque", interpretato fra gli altri da N. Manfredi e G. Dettori. Proprio loro due inscenano l'epilogo della lunga storia che ha visto Manfredi accusato ingiustamente di uxoricidio al posto dell'altro, assassino perché respinto dalla consorte di Michele (Manfredi): siamo dunque nello studio dell'avv. Serra (Dettori), dove questi sta confessando il delitto davanti alla pistola puntatagli contro; egli narra gli avvenimenti di quel terribile giorno facendo uso del passato remoto. Ma se accettiamo la definizione testé consegnata, come spieghiamo il ricorso al remoto, visto che corrisponde a narrazione di avvenimenti che non hanno effetti che durano al momento dell'enunciazione e invece il contesto è: "pistola puntata contro che sta per ucciderlo per qualcosa avvenuta tanto tempo prima"? In altre parole: perché, fra l'altro, Dettori-Serra non ricorre al passato prossimo e dice: "Io ho ucciso tua moglie perché mi ha respinto"?. Ed ecco che da un'epistola (e non da una pi-stola) vien fuori l'indizio rivelatore... Fra i testi usati per la didattica dell'italiano come lingua straniera ce n'è uno che riprende un brano da Lettere dal carcere di Gramsci. L'autore scrive all'amico Delio, raccontandogli un episodio dell'adolescenza; e anche se dall'inizio usa il passato prossimo, via via che scava nel ricordo, nel processo di recupero delle sensazioni conservatevi, utili in quel momento a rendere accettabile la realtà in cui si trova, fa scaturire "il sacro", l'intimismo profondo e didascalico, e cambia il predicato verbale,
Michelangelo,
Il genio della Vittoria
Palazzo Vecchio, Firenze, 1565



  essere trasmesse perché considerate paradigmi di esperienze formative: non più (o non solo) strumento adatto a richiamare solo epoche remote, né tempo verbale tipico dei meridionali e dimenticato dai settentrionali, ma risorsa linguistica fornita di carica emotiva: uno strumento necessario a esprimere quella
  tendenza tutta umana di "sacralizzare
   un'esperienza del vissuto". Al processo di
    reminescenza, messo in moto dalle
     sollecitazioni contestuali esterne del
momento, seguirà la narrazione in cui si
  trasmetterà tutto il sentimento di "quello e
  solo quel momento" importante della propria o
  altrui storia: il peso del passato trasportato
   all'oggi. Fintanto che non viene rimossa e
    enunciata, "l'esperienza sacra" è
      conservata nella memoria come una
       reliquia: prodotta, i predicati usati per
           descriverla dovranno essere
            necessariamente perfetti (perfectum
             < perficere). Banalizzando potremmo
             parlare, anziché di un'urna, di
           bottiglie di vino pregiato, che
           invecchiano nella cantina della nostra
           mente: il nettare migliora con il tempo
            le proprietà organolettiche: quando
             viene bevuto, il suo gusto non lascia
              per niente indifferente il palato,
               anche quando è amarognolo il suo
                sapore. Tant'è che le esperienze                 di vita "indimenticabili" non
sono necessariamente solo quelle positive: una colpa, uno sbaglio del passato valgono come un merito o una vittoria, sono tutti marchi impressi nella memoria, tutti utili, e "sacri", o "gustosi", ricordi che compongono il complesso mondo dei sentimenti umani.

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