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  Michele A. Cortelazzo, Italiano d'oggi, Padova, Esedra Editrice, 2000, pp. 225,

Che tipo di italiano viene oggi comunemente insegnato nelle scuole? Gli anglicismi, e i forestierismi in genere, arricchiscono o impoveriscono la lingua italiana? E quali sono le principali caratteristiche nell'italiano che si usa in TV? Il volume che presentiamo qui, costituito da dodici saggi originariamente indipendenti, scritti e precedentemente pubblicati altrove dall'autore tra il 1988 e il 2000, tenta di fornire alcuni validi strumenti per rispondere a questi e a molti altri interrogativi che sorgono a chiunque si occupi, per professione o anche solo per interesse personale, di italiano. Seppure la genesi dell'opera possa forse indurre a pensare che manchi di omogeneità, di fatto il risultato è assolutamente coerente, e ciò che ne emerge è una nitida fotografia della struttura della lingua italiana, così come si presenta negli ultimi anni del secondo millennio. I diversi saggi analizzano la lingua da diverse angolature e arrivano a coprire molti dei principali aspetti che la caratterizzano. In particolare, il saggio d'apertura riassume e riordina la questione dell'italiano neostandard o dell'uso medio anche attraverso alcuni interessanti esempi. Il secondo saggio si occupa delle lingue speciali dell'italiano, altrimenti conosciute come lingue settoriali, offrendo anche un breve excursus terminologico. Il terzo e il quarto capitolo illustrano, sia in prospettiva diacronica che sincronica, l'uso dell'italiano nei giornali, alla radio e alla televisione, nel cinema, nella pubblicità e nella canzone. I saggi cinque, sei e sette sono dedicati, da diversi punti di vista, all'italiano nel mondo della scuola, alle problematiche relative al suo insegnamento e al rapporto con le lingue locali e i dialetti. Nei saggi otto e nove viene affrontato un tema di grande attualità: la semplificazione del linguaggio amministrativo in due specifici contesti, quello del Modello 740 per la denuncia dei redditi e quello del mondo dell'Università, con i suoi talvolta assai complessi regolamenti. Gli ultimi tre capitoli riguardano la storia, lo sviluppo e le innovazioni lessicali, anche in questo caso con numerosi quanto interessanti esempi. Nel complesso, l'opera ha una sua notevole coerenza ed omogeneità interna e contribuisce a mettere ordine nello spesso caotico mondo della lingua, specie di una lingua estremamente vivace come sembra essere l'italiano di questi ultimi anni. La lettura, stimolante e piacevole, è adatta sia a chi già possiede un background specialistico, sia a chi si avvicina per la prima volta all'interessante materia.
  Attilio Bartoli Langeli, La scrittura dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2000

Inserito nella collana de Il Mulino "L'identità italiana" diretta da Ernesto Galli della Loggia, che "vuole raccontare in che modo gli italiani sono diventati quelli che oggi sono attraverso la loro storia (…)", il volume propone una panoramica storica della lingua italiana scritta, dalle origini, con i primi testi in volgare di cui abbiamo notizia, fino al 1918. Detta così, potrebbe sembrare un'altra, l'ennesima, storia della lingua italiana. In realtà, almeno tre sono i motivi che differenziano quest'opera da altre analoghe: o l'analisi si focalizza sull'italiano scritto, e non su tutta la lingua, consentendo quindi una maggiore definizione e precisione degli argomenti trattati; o vengono presi in considerazione anche numerosissimi testi non letterari (ad esempio i libri contabili di bottega del 1300 e 1400, la documentazione dei tribunali religiosi del 1600, le lettere di emigrati e di soldati in trincea dell'inizio del XX secolo); o viene messo in forte evidenza lo stretto legame che esiste tra la lingua scritta e la storia di ciascuna epoca. Lo sviluppo dell'alfabeto in relazione alla resa scritta del volgare parlato, la normalizzazione, gli effetti dello sviluppo della stampa, l'alfabetizzazione e il rapporto tra italiano e dialetto scritti sono solo alcuni dei temi trattati. Molto istruttivo è anche il confronto tra il grado di alfabetizzazione nel nostro paese e negli altri principali paesi europei. Ma l'aspetto forse più interessante è il rapporto che l'autore stabilisce per ogni momento dello sviluppo, tra la lingua scritta e il contesto sociale, fino a produrre quasi una storia sociolinguistica dell'italiano scritto. La lettura del volume, già di per sé agile e scorrevole, è resa ancor più interessante dalle decine di aneddoti esplicativi riportati e dalle trascrizioni di documenti reali, sempre ampiamente chiariti e illustrati. La scrittura viene altresì analizzata in relazione al suo obiettivo e contesto d'uso: scrittura epistolare, di memoria, pratica, ecc., rilevando quindi le caratteristiche proprie e peculiari di ciascuna categoria. Una ricca bibliografia commentata e divisa per ciascuno dei cinque capitoli e un dettagliato indice analitico servono a completare l'opera e rappresentano strumenti utili per approfondire le tematiche presentate.
 

Beato Angelico, Crocefissione e santi,
Particolare Museo di San Marco, Firenze, 1442.


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