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LE SCUOLE
ITALIANE
ALL'ESTERO
  costituiscono una realtà del tutto particolare nell’ambito delle iniziative di diffusione della nostra lingua e cultura. Nate per permettere il reinserimento dopo il rientro in patria dei figli di italiani temporaneamente residenti all’estero
  base sufficiente per impostare un proficuo lavoro didattico. Spesso, poi, in qualità di insegnanti, ci si limita a somministrare ai ragazzi, all’inizio dell’anno, test di carattere linguistico per saggiarne le conoscenze lessicali, sintattico/grammaticali e i contenuti. La tipologia di tali alunni, però, richiede un’indagine più approfondita di carattere culturale, che coinvolga anche le famiglie di origine degli allievi. Ciò permetterà all’insegnante di determinare le relazioni esistenti tra gli allievi, le rispettive famiglie e la cultura e la lingua italiane, e di conseguenza aspettative, obiettivi, difficoltà dal punto di vista di ogni alunno in particolare. Questo tipo di informazioni, insieme alla conoscenza di normativa e programmi, fornirà al docente un quadro completo del contesto in cui è chiamato a operare e gli permetterà di programmare la propria azione didattica, valorizzando le risorse esistenti, cioè i propri alunni, e costruendo un percorso che tenga conto delle loro reali esigenze. Nel caso della scuola di Bogotà è stata realizzata una ricerca di questo tipo. Agli alunni di una classe seconda media è stato somministrato un questionario dal titolo “Il mio incontro con l’italiano”, per chiarire quali erano i rapporti di tali ragazzi, in gran parte colombiani, con la lingua italiana, e in modo particolare per valutare:

- le conoscenze di carattere linguistico delle famiglie di origine,
- il rapporto con la lingua e la cultura italiana (i canali di contatto),
- gli input ricevuti in famiglia,
- i motivi per cui la lingua viene usata solo in contesto scolastico (e limitatamente alle ore di lezione in italiano), nei rapporti personali si continua a privilegiare lo spagnolo,
- le difficoltà che impediscono loro di usare in modo disinvolto e spontaneo la lingua italiana sia nella produzione orale che scritta,
- gli aspetti della lingua italiana che vorrebbero migliorare e le attività proposte.

I destinatari del questionario sono stati gli alunni (9 maschi e 8 femmine) di una classe di seconda media della scuola italiana di Bogotà. La classe è costituita da ragazzi di origine colombiana, sono presenti solo due ragazzi italiani, una residente da 5 anni in Colombia (di madre colombiana e padre italiano) e uno residente temporaneo in Colombia da un anno (con entrambi i genitori






Alighiero Boetti, Progressivo svanire della consuetudine,
Prato, Marchese Arte Contemporanea, 1988
  (spesso per motivi di lavoro), esse hanno visto, nel corso degli ultimi anni, progressivamente modificarsi la propria utenza. Al giorno d’oggi tali scuole sono frequentate, soprattutto nell’America Latina, in Germania, Spagna, Turchia, Etiopia ed Eritrea da alunni di origine straniera, che molto spesso dell’Italia hanno soltanto sentito parlare e che scelgono di avvicinarsi alla lingua e cultura italiane con le motivazioni più varie, che vanno dalla possibilità offerta da tali scuole di continuare i propri studi in Italia o in Europa (nelle scuole che rilasciano un titolo di studi riconosciuto sia dal governo locale che da quello italiano) all’interesse per la cultura o al desiderio delle famiglie di origine di offrire al proprio figlio una formazione biculturale. I programmi di studio applicati in tali strutture ricalcano quelli delle scuole metropolitane, senza considerare la particolarità dell’utenza e affidando ai docenti il delicato compito di “mediare” tra culture a volte anche molto diverse. L’incongruenza di fondo di tali strutture è appunto quella, prevista dalle normative ministeriali, di dover utilizzare gli stessi testi e contenuti previsti per le scuole metropolitane, in realtà molto diverse da quella italiana all’estero. Perché il docente italiano possa operare in modo proficuo in tali realtà, dovrà in primo luogo confrontare la normativa italiana con quella del paese che lo ospita, quindi, i programmi e gli obiettivi che ognuno dei Paesi si propone di realizzare per poter evidenziare i punti in comune e le differenze col fine di programmare attività interdisciplinari che permettano di raggiungere nel miglior modo possibile le mete previste da entrambe le culture. A titolo di esempio proponiamo un confronto tra il sistema scolastico italiano e quello di una scuola italiana all’estero, cioè il Collegio Leonardo da Vinci di Bogotà, che rappresenta un modello di scuola biculturale in America Latina. L’analisi e il confronto di normativa e programmi rappresenta solo il punto di partenza per il lavoro del docente all’estero ma non è una






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